Pelargonium

PELARGONIUM

1 giugno 2020

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Ho venduto talee di Pelargonium per anni, all’inizio della mia attività professionale mi sono anche occupato di test varietali di Pelargonium, poi me li sono dimenticati e con me tanti amanti delle piante che si sono orientati verso altre piante a fioritura estiva. E’ forse tempo di recuperare questo genere e le sue molte varietà:

In GreenUp 185 Marta Meggiolare ha intervistato Gabriele Cantaluppi, Gabbo per gli amici e il suo lavoro di raccolta delle varietà di Pelargonium. Condivido anche le bellissime immagini di Oliver Jaist.

 

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Gabriele Cantaluppi credit_Oliver Jaist WEB

Pelargonium per passione e professione

Un appassionato di piante che per lavoro fa il cacciatore di novità e di rarità da proporre nel garden center. Perché ha imparato quanto vale il concetto “questo lo trovi solo da noi”

Comasco d’origine, ma come tutti i Millennial “cittadino del mondo”, Gabriele si è laureato a Milano in “Produzione e protezione delle piante e sistemi del verde”. La sua avventura nel mondo botanico inizia collaborando con diversi professionisti sul territorio e con Orticolario, per cui fa parte della giuria tecnica. È stato anche il più giovane giudice di Murabilia. Dal 2016 Gabriele lavora come stagionale, da febbraio a settembre, nella Floricoltura Schullian, a Bolzano, dove si occupa della ricerca e di introduzione sul mercato di varietà poco conosciute, di progettazione di terrazzi e piccoli giardini; grazie al lavoro da Schullian conosce bene anche la realtà dei garden center d’oltralpe. Da ottobre a febbraio invece viaggia intorno al mondo per incontrare altre realtà florovivaistiche. Fra i suoi ultimi viaggi, uno stage lavorativo di tre mesi da Crûg Plantfarm in Galles. Quando ha un po’ di tempo libero, scrive per la nostra casa editrice, anche se oggi si trova “dall’altra parte”, con un’intervista realizzata durante la quarantena: io a Varese nel mio soggiorno, lui in serra a Bolzano a innaffiare. L’unico momento disponibile per una chiacchierata perché, mi racconta, da quando il garden Schullian ha aperto lo shop online, la gestione degli ordini occupa tutta la giornata.

La stagione è partita allora, seppure in questo modo strano…

Sì, diciamo che nonostante la chiusura, grazie allo shop online e ai video che sto realizzando su instagram, le persone hanno modo di vedere cosa abbiamo nelle serre e gli ordini arrivano. Sicuramente non faremo il fatturato che si fa di solito in questo periodo, ma io penso che sia meglio essere positivi: rimbocchiamoci le maniche e facciamo quello che si può. Come si dice da noi, “piutost che nient, l’è mej piutost”. E poi mi diverto tantissimo a presentare le piante in video.

C’è chi ti ha definito “il Mozart delle piante” per la facilità con cui impari ciò che le riguarda e per la naturalezza con cui riesci a farle prosperare. Tu come ti definiresti?  

(Ride) Ma questo è il modo in cui mi hai definito tu dopo che ci siamo conosciuti! È un bel complimento, ma non esageriamo. Io sono un giardiniere, un giardiniere contento di esserlo. È una passione che ho fin dalla prima infanzia, i miei primi ricordi sono legati alle piante, il mio tempo libero da liceale l’ho passato in un terreno che mi avevano prestato a fare esperimenti botanici… Sai la canzone di Boccelli “Vivo per lei”? Ecco, io vivo per le piante. Più che un genio, sono un innamorato.

Questa passione ti rende instancabilmente curioso da una parte, ed esperto dall’altra. Non per nulla da Schullian ti occupi di ricerca varietale. Spiegaci meglio cosa vuol dire.

Martina mi ha assunto per portare in azienda la novità, l’inusuale, per poterci differenziare dagli altri garden. Che siano alberi, cespugli, perenni, l’importante è che sia qualcosa di riconoscibile, come se fosse una firma del suo garden, ciò per cui si può dire “queste cose le trovi solo da noi”. È lo stesso che fa lei, Martina, scegliendo l’oggettistica. Quindi in pratica giro per mostre, vivai, giardini botanici, stringo amicizia con professori, vivaisti, appassionati, con chiunque possa darmi materiale vegetale che non è quello solito delle produzioni in batteria. Faccio per lavoro quello che farei comunque nel mio tempo libero, insomma. Martina dice che sono contagioso, che riesco a far appassionare alle piante, a far piacere qualsiasi cosa. Come per esempio i gerani.

Quindi la mostra sui gerani è nata da una tua passione?

In realtà è nata dal mio odio, che si è trasformato in amore! Adesso ti spiego. Ritenevo il geranio una pianta comune, svalutata e banalizzata perché il mercato è inondato da migliaia di piante. Per questo mi son messo a contattare chi lo coltiva e a coltivarlo da me: volevo trovare un motivo per farmelo piacere. È un sistema che uso spesso. Ho la passione per piante particolari, quindi per appassionarmi a una pianta mi basta scoprire la sua particolarità. Scoprirne la storia, scoprire che le loro sfaccettature compongono un universo straordinario, in cui ci sono varietà splendide, è stata una folgorazione. Il geranio non è una pianta da balcone, per dir così, senza arte né parte; ha una storia ricchissima, e in alcune epoche ha avuto un ruolo importante, ad esempio in epoca vittoriana. Le prime ibridazioni risalgono addirittura alla fine del Settecento, perché è una pianta duttile, facile da coltivare, che da noi si è ambientata benissimo.

Questo lavoro di scoperta sui gerani in cosa si è tradotto, alla fine?

Nel 2017 si è tradotto in una mia produzione di 117 piante da vendere nel garden di Martina. Tutti erano scettici, perché mi sono impuntato a venderlo a sette euro, e mi davano del pazzo. Invece le ho vendute tutte e 117. Nel 2018 ho fatto 1300 piante che ho presentato in primavera. A fine aprile le piante erano terminate. Nel 2019 ho fatto tremila piante. A fine stagione, le piante erano terminate. Quest’anno ne ho preparate seimila, e iniziamo a venderle adesso nello shop online… Speriamo. Costano 7,99 euro e sono in vaso 13.

Caspita!

Sì, ma sono fiori del 1700, ibridati per i nobili, o con le foglie profumate! Quaranta varietà della collezione che abbiamo qui sono gerani profumati, le rimanenti sono principalmente pelargoni zonali. Il 90% sono ibridi che vanno dalla fine del 1700 agli inizi degli anni ’50. Sono andato io a recuperare le piante madri in giro per l’Italia da amici, orti botanici, vivaisti. Sono tutte varietà di nicchia, con una storia e un valore. Non avranno mai grande diffusione, e il prezzo stesso, che è proporzionato al loro valore, non permette di fare altrimenti. Ma mi piace che sia così. Sono come delle limited edition vegetali.

La mostra vera e propria quando è stata fatta?

La mostra è stata organizzata per la prima volta nel 2018 con 60 varietà, nel 2019 abbiamo replicato con 130 varietà. L’idea è nata così. Facciamo sempre in modo di differenziarci, vogliamo essere unici nel nostro genere: una caratteristica del garden Schullian su cui Martina insiste. A me è venuto in mente che la collezione di gerani che ho raccolto per Martina è composta da piante difficilmente reperibili, presenti in Italia ormai solo in due vivai specializzati. Quindi ho proposto di presentare le nostre piante nella serra storica, quella costruita negli anni ‘50 dal padre di Martina, Franz Schullian, e che Martina ha dedicato alla mostra sulla floricoltura altoatesina. È una serra con un grande appeal, il posto giusto per una mostra non di oggetti, ma di qualcosa di vivo. Di settimana in settimana i visitatori vedevano le piante di geranio che mutavano, crescevano, fiorivano e poi sfiorivano; le piante madri non sono mai state potate e quindi per di più le si ammira nel loro aspetto naturale.

Come era organizzata?

Si poteva girare liberamente per la serra, ma per ogni varietà avevo predisposto una breve descrizione con storia e aneddoti particolari. Ad esempio, “Red Black Vesuvius” è stato il primo geranio nano ed è del 1890. Tutti i gerani in mostra si trovavano poi in vendita. La mostra è stata fatta a fine marzo 2018, faceva ancora molto freddo, ma alla fine metà delle piante erano già state vendute. Gli acquirenti non sono solo appassionati, ma anche i giardinieri. Sono venuti a vedere la mostra anche alcuni produttori. Ultimamente ho visto dai fornitori olandesi qualche geranio particolare, per cui penso di aver precorso un pochino un trend che in realtà era lì pronto. Come sempre, non è che abbia inventato qualcosa, è già tutto qui, basta solo mettersi in gioco.

Secondo te che cosa ha fatto appassionare le persone a questo prodotto di nicchia?

Il fatto che non somigliano ai gerani classici. Hanno un’eleganza tutta loro. Ci sono i gerani a tulipano, coi fiori che restano chiusi a tulipano. Gerani a fiore di rosa, con fiore doppio che ricordano le roselline. Gerani con le foglie che profumano di rosa, cedro, incenso, menta, mela verde.

La cosa è tanto più straordinaria pensando che sei a Bolzano, dove i gerani sono molto diffusi.

Sì, qui i gerani da balcone sono ancora molto diffusi, anche se ormai moltissimi chiedono la Dipladenia, perché nemmeno qui c’è un sufficiente sbalzo termico, e quindi in estate i gerani smettono di fiorire e perdono in estetica. La Dipladenia sta diventando la stagionale per eccellenza. Ora dirò una cosa in controtendenza, ma personalmente non la amo moltissimo, perché ha fiori troppo grandi e fioritura troppo generosa. Una pianta mi piace più per il suo portamento che per i fiori, perché i fiori appassiscono, le foglie durano tutto l’anno. Pensando ad alcune piante dai fiori giganteschi, mi chiedo: davvero li vogliamo in giardino? Non sono un’esagerazione? Per star bene, vanno contestualizzati, perché rischiano di essere kitsch. Il kitsch va dosato, deve essere un dettaglio, un gioco, all’interno di un progetto che ha stile. Questa è una cosa che Martina mi ha insegnato nell’oggettistica e che io trasporto nella paesaggistica.

Dal tuo punto di vista di giovane gardenista di confine, come vedi il futuro dei garden?

Penso che si possa fare tantissimo e che si possa osare di più. La gente che incontro è affamata di novità. Bisogna guardare il fatturato, ma trovare, per così dire, una parte ragionevole da rischiare: una percentuale da investire in fantasia, in divertimento, in una cosa che propongo perché piace a me, per vedere come va. Per questo mi piace lavorare da Martina: perché lei è ancora una sognatrice e dà spazio ai sognatori come me. Per quanto riguarda invece gli aspetti più pratici, nei miei giri in Europa ho visto due cose che dovremmo avere nei nostri garden: collaborazione e il saper fornire consigli veri, reali, non generici. Perché i clienti che vengono seguiti davvero e imparano da te, tornano, ti seguono. Un’ultima cosa che varrebbe la pena importare: l’ordine e la pulizia dei garden esteri. Sono rigorosi, sono precisi. Sai dove trovare le cose, c’è una logica chiara, una fluidità che semplifica la visita. Noi da questo punto di vista possiamo migliorare ancora.

E invece che cosa abbiamo noi in Italia che si fa apprezzare più che nel resto d’Europa?

Che noi nei nostri garden center coltiviamo le piante. Le piante sono ancora le protagoniste. Le amiamo. Forse non tutti canteremmo per loro la canzone di Boccelli… ma la passione agli italiani non manca!

 

 

 

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